L’ansia da separazione…. una delle fase più difficile e sfidante per i genitori, ma di più per le mamme.
I nostri piccini piangono disperatamente, si aggrappano addosso, non vogliono andare al nido. Oppure, i più grandicelli supplicano ai genitori di non andare via, di non andare al lavoro, hanno gli incubi, si rifiutano di andare a casa dei compagni. Possono essere tutte manifestazioni di un’ansia da separazione, ovvero il disagio di essere separati dalle figure di riferimento più importanti, di solito i genitori, ma anche nonni, fratelli e sorelle, baby-sitter.
L’ansia da separazione varia tra i bambini. Alcuni diventano molto nervosi quando la mamma è fuori dalla loro vista, mentre altri lo sono meno.
Come superare l’ansia da separazione a seconda delle diverse fasce di età, è una bella sfida da affrontare per una mamma e implica una grande fermezza e determinazione.
Vediamo perché. Solitamente l’ansia da separazione si manifesta nei piccoli tra il settimo e il nono mese di età. A volte ne risentono anche bambini dopo l’anno.
È fondamentale prestare attenzione al bambino, cercando di capire se è triste oppure se i sintomi lasciano intendere che ci sia qualche problema più grave. Per questo è importante non sminuire mai le sue emozioni o rimproverarlo per le sue paure.
Intorno ai nove mesi, che sono appunto la fine dell’esogestazione, il nostro bimbo realizza di essere un individuo indipendente dalla mamma, di essere qualcosa d’ “altro”. Inizia ad esplorare il mondo in autonomia e, se da una parte questo lo eccita e lo gratifica, dall’altra può destabilizzarlo e creare in lui smarrimento ed insicurezza. Ecco allora che il ritorno al nido e al grembo di mamma diviene fondamentale per il suo sviluppo, per una crescita armoniosa. Più si allontana dal luogo in cui si sente protetto ed accolto per spingersi in esplorazioni sensoriali ed emotive, più avrà bisogno di conforto e conferme.
Anche per quanto riguarda l’allattamento la fine dell’esogestazione ha le sue ripercussioni e se la mamma non è preparata può arrivare a pensare che sia qualcosa che non va nel suo bambino, quando in realtà sta andando tutto secondo natura.
Tra il settimo e il nono mese, lo svezzamento sarà stato ormai proposto e introdotto, ma il bambino continuerà a chiedere anche il seno e potrebbe essere che proprio a fine dell’esogestazione rifiuti il cibo per prediligere il latte materno. Questo non dipende dal fatto che il latte “lo riempie”, ma da bisogno di sicurezza che il seno gli dona. La miglior cosa è assecondarlo senza farsi venire ansie su quanto mangia e aspettare che il bimbo abbia fatto il suo carico di certezza e sia di nuovo pronto a confrontarsi con il mondo (del cibo) e vi assicuro che più rispondete al suo bisogno, prima tornerà a mangiare!
È altrettanto fondamentale fare attenzione anche alle proprie reazioni emotive, talvolta infatti la separazione dal neonato è preoccupante o spaventosa anche per un adulto e può capitare che l’umore del genitore influenzi quello del bambino.




